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| Tartufo d'Alba, per pochi intenditori è meglio del caviale |
Pensando all’esplosione del suo gusto quando lo tratteniamo un po’ tra la lingua e il palato esclamiamo oh! Che meraviglia.
Il tartufo è un tumore parassita delle piante sane?
Si! Il tartufo è tecnicamente il corpo fruttifero di un fungo particolare, il Tubero, e deve per forza vivere in simbiosi con le radici di alcuni alberi.
È infatti un fungo simbionte che trae dalle radici di diverse piante e boschi il nutrimento di cui ha bisogno.
In modo simile, per associazione di idee, se le cellule tumorali assorbono il loro nutrimento dalle cellule sane, possiamo dire che seguono il principio del tartufo che vive in simbiosi.
Ora, se il tartufo è un simbionte parassita tumorale di una pianta sana a legno duro ed è il massimo del gusto, che classifichiamo come un frutto eccellente, e se il tumore umano è il risultato di cellule che si riproducono all'infinito e possono essere eterne, perché chi le studia non si pone l'obiettivo finale, di utilizzarle come base, in grado di ottenere in un corpo umano, secondo le necessità, delle cellule sane che non invecchiano più?
Potremmo forse tornare all'idea dell'antica mitologia greca dove la fonte d'acqua di vita eterna era considerata una possibilità?
In altre parole, anziché considerare queste cellule in modo negativo come un nostro nemico mortale, potremmo vederle come una possibilità da utilizzare per risolvere il problema dell'invecchiamento.
Addirittura, ora mi viene un pensiero perverso riguardo alle contribuzioni sollecitate per sovvenzionare le ricerche sul cancro e cioè: "sarà mica che il business della raccolta fondi stimoli gli amministratori delle ricerche di vario genere a nascondere i risultati positivi, per non interrompere il flusso delle contribuzioni o donazioni?"
Imbrogli permettendo, trovare la soluzione per utilizzare queste cellule eterne, a fin di bene, che neanche il COVID non riesca ad aggredire, sarebbe il frutto di una ricerca sana, rivoluzionaria e spettacolare; da Nobel.
È stimolante il pensiero di colui che fa una vera ricerca, che non viene definito malvagio ma un operatore del bene, che vuole scoprire una parte della creazione di Dio:
"Nella sua superbia il malvagio non fa alcuna ricerca; si limita a pensare: “Non c’è Dio” Salmo 10:4
L’immagine iniziale è di un tartufo d'Alba, che nel suo momento massimo di compattezza, sprigiona un profumo che solo il vetro di un barattolo lo può bloccare e dal gusto così intenso che non fa dire basta alle papille gustative.
Alcuni imbroglioni per lucro, lo mischiano a un sottoprodotto tanto il suo profumo è così intenso da camuffare un altro tartufo di scarsa qualità, è solo dopo, col gusto, che si individua la fregatura.
Tornando ai vantaggi della nobile ricerca meticolosa per trovare il modo di utilizzare le cellule parassite tumorali che possono essere eterne, immortali, possiamo asserire che nel sottobosco, anche il tartufaio per trovano buoni tuberi parassiti che vivono in simbiosi con l’albero sano, deve fare meticolose ricerche.
Il Tartufo va assaggiato, non mangiato, per poterne cogliere tutti i suoi pregi.



